In Italia il 40% dei pazienti è a rischio di malnutrizione al momento del ricovero in ospedali

Pubblicato il:
27.5.2026

Milano, 27 maggio 2026 – In Italia, circa il 40% dei pazienti ricoverati in ospedale è a rischio di malnutrizione. La percentuale è più alta e raggiunge il 60% nel caso delle persone colpite da tumore, per arrivare al 70% nel caso delle neoplasie gastrointestinali (stomaco e pancreas) e del distretto testa-collo. Circa il 20% dei pazienti oncologici muore per le conseguenze della perdita di peso e massa muscolare. Questa condizione, infatti, si associa a esiti clinici sfavorevoli, quali ridotta tolleranza alle terapie, peggiore prognosi, minore qualità di vita, ospedalizzazioni prolungate e maggiori costi sanitari. Ma, nella pratica clinica, la malnutrizione è sottodiagnosticata e, di conseguenza, insufficientemente trattata. Nel nostro Paese serve una legge nazionale che stabilisca l’obbligatorietà dello screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati. Va inoltre implementata la formazione universitaria degli operatori sanitari su questi temi e gli alimenti a fini medici speciali devono essere inseriti nei Livelli Essenziali di Assistenza, cioè nell’elenco delle cure garantite a tutti i cittadini, per ridurre le differenze regionali. Le richieste vengono dal Convegno Nazionale “Medical Nutrition Summit”, giunto alla seconda edizione, oggi alla Statale di Milano.

“Lo screening nutrizionale deve essere eseguito quanto prima al momento del ricovero, ma ci sono ancora troppe differenze tra le Regioni – spiega Riccardo Caccialanza, Professore Ordinario di Scienza dell’Alimentazione e delle Tecniche Dietetiche Applicate al Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO) della Statale di Milano -. Nonostante la crescente consapevolezza, soprattutto nei centri oncologici, dell’importanza della nutrizione, l’approccio alla gestione nutrizionale in Italia è eterogeneo e non sempre adeguato”. “La malnutrizione è il risultato di un’assunzione insufficiente di nutrienti che porta non solo alla perdita di peso, ma anche alla modifica della composizione corporea, soprattutto della massa muscolare – continua il Prof. Caccialanza -. In particolare, i pazienti oncologici possono sperimentare una perdita dell’appetito dovuta a sintomi che compromettono la normale assunzione alimentare, ad esempio ulcere nel cavo orale, diarrea, vomito, dolore, occlusioni intestinali o malassorbimento”.

“La nutrizione clinica deve diventare parte integrante dei percorsi di formazione universitaria di tutti gli operatori sanitari – afferma Gianluca Vago, Direttore del DIPO della Statale di Milano -. La valutazione e il supporto nutrizionale dovrebbero procedere di pari passo rispetto alle cure oncologiche, iniziando dal counseling nutrizionale iniziale, per proseguire con il supporto nutrizionale orale, e, nelle situazioni più compromesse, con la nutrizione enterale o parenterale. Perché l’integrazione avvenga in maniera ottimale, è necessaria una stretta collaborazione tra tutte le figure coinvolte: oncologi, medici specialisti in nutrizione clinica e dietisti per fornire la migliore assistenza ai pazienti, in tutte le fasi della malattia, sia in corso di trattamento attivo che durante il follow-up”. “E’ importante un impegno condiviso a livello nazionale, da parte dei decisori istituzionali, e anche una sensibilità particolare per chi lavora sulla formazione – continua il Prof. Vago -. In questa direzione, quanto realizzato da Regione Lombardia può rappresentare un primo modello operativo, facilmente replicabile; ha istituito la Rete della nutrizione clinica ed è stata la prima Regione a rendere obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati negli ospedali pubblici e privati convenzionati. Lo screening nutrizionale costituisce parte integrante del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale della Regione Lombardia denominato ‘Percorsi Nutrizionali nel Paziente Oncologico’. Questo documento, unico nel suo genere, definisce un modello di presa in carico nutrizionale del paziente oncologico attraverso le strutture di nutrizione clinica e i team nutrizionali multidisciplinari della Regione”.

Inoltre, la Lombardia è stata la prima Regione a penalizzare economicamente l’assenza dello screening nutrizionale nelle cartelle cliniche. “La mancata o inadeguata compilazione della scheda di screening comporta un abbattimento del 20% della remunerazione del rimborso relativo al ricovero – sottolinea il Prof. Caccialanza -. Si tratta di un forte incentivo per garantire il corretto esame di questa condizione in tutti i pazienti. Vi sono solide evidenze scientifiche a supporto dell’efficacia dello screening nutrizionale precoce. Ad esempio, uno studio multicentrico ha dimostrato che, se il paziente oncologico viene trattato dal punto di vista nutrizionale in modo adeguato e proattivo durante la prima settimana di ricovero, si riduce la mortalità a un solo mese dalla dimissione del 6% circa. In un’altra ricerca effettuata dalla nostra struttura al San Matteo di Pavia, è stata evidenziata una riduzione del 60% del rischio di sospendere o ridurre la dose di chemioterapia e radioterapia nei pazienti con tumori del distretto testa-collo trattati precocemente con counseling e supplementazione nutrizionale orale. In un altro studio in pazienti colpiti da diverse forme di neoplasia e a rischio nutrizionale, grazie alla supplementazione precoce è stata ottenuta una riduzione del 30% delle tossicità di grado 3 e 4”.

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